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Smontiamo una leggenda metropolitana

Molte amiche specie alcune in particolare, che hanno problemi di onicofagia rinunciano a curare le loro unghie per questa leggenda metropolitana.

problemi di onicofagia

Ma dove sta la verità? Seguimi e ti darò gli elementi per giudicare…. ma prima un po’ di storia..

intorno agli anni 60 un famoso dentista californiano, aveva una moglie affetta da grave onicofagia ,

grave onicofagia

il materiale in uso per le protesi dentarie era a base di Methyl-methacrylate (MMA) , prodotto ancora oggi in utilizzo.

Methyl-methacrylate (MMA)

Iniziò così a sperimentare la costruzione delle unghie in acrilico sulla moglie, per cercare di risolvere il problema dal punto di vista estetico.

Da qui nasce il mercato della ricostruzione delle unghie

Con il tempo cominciarono a svilupparsi casi di intolleranza al MMA , poichè a differenza della protesi dentaria, che viene construita esternamente al corpo umano, le unghie si costruiscono direttamente sulle mani, e quindi a contato diretto col corpo umano.

casi di intolleranza al MMA

Nel 1974 la FDA (Food and droug Administration) degli States, vieta l’utilizzo del MMA in questo ambito , in quanto la sua molecola è talmente piccola da penetrare all’interno del corpo umano, provocando danni evidenti come dermatiti estese.

vieta l’utilizzo del MMA in questo ambito

Si studiò quindi una soluzione al problema, da li nacque una nuova soluzione l’ ethyl/methacrylate , un monomero con caratteristiche simili all’MMA, ma con una molecola di dimensioni tali da non penetrare nel corpo umano. Quindi assolutamente sicuro, e certificato dalla FDA

ethyl/methacrylate

Cosa è quindi l’acrilico di oggi?

Si tratta di una miscela di Monomero e un Polimero ( non sono due nuovi puffi…)

Monomero e un Polimero monomero polimero

La miscela dei due materiali da origine a una nuova sostanza chimica stabile che è l ‘acrilico.

‘acrilico.

Di conseguenza l’acrilico è un prodotto assolutamente sicuro! Ha solo lo svantaggio di avere un odore intenso ma di nessuna tossicità, nè per inalazione nè per contatto.

Purtroppo ci sono sul mercato esistono ancora “pirati” che utilizzano l’MMA , di solito viene impiegato in prodotti da supermercato o di basso costo, o nazioni che non hanno leggi specifiche sull’MMA in utilizzo umano.

esistono ancora “pirati” che utilizzano l’MMA

Consiglio sempre di leggere attetamente la confezione , se trovate le scritte MMA o Methyl-methacrylate è un prodotto non sicuro e di basso costo !

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Misto Scoglio

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Condimento pronto per deliziosi primi di mare. Ricco di gamberi, cozze, vongole, mazzancolle, calamari e polpo, il preparato misto scoglio è consigliato da abbinare alla pasta lunga, come le chitarrine o le tagliatelle all'uovo.

Ingredienti Cozza, calamaro, vongola, mazzancolle, gambero, gamberetto boreale, calamaro, polpo.

Ingredienti

Conservazione

**** o *** (-18°C) congelatore vedi scadenza;

** (-12°C) congelatore 1 mese;

* (-6°C) congelatore una settimana;

nello scomparto del ghiaccio 3 giorni;

frigorifero 1 giorno.

Una volta scongelato non ricongelare e consumare entro 24h previa cottura.

Scongelamento/Cottura

Per un risotto da chef: soffriggi l’aglio e il peperoncino in olio extravergine di oliva, versa il preparato e lascia cuocere per 10 minuti circa. A metà cottura aggiungi il sale. Unisci il riso e lascia insaporire, poi aggiungi a piacere ½ bicchiere di vino bianco secco e lascialo evaporare. Unisci poco per volta il brodo di pesce caldo per portare a termine la cottura del riso.

Per chi ama la pasta: passa sotto acqua corrente fredda il prodotto congelato per circa 30 secondi e lascia sgocciolare. Soffriggi uno spicchio d’aglio e il peperoncino con olio d’oliva. Togli l’aglio non appena imbiondito e versa nella padella il preparato ancora congelato. Aggiungi, a piacere, ½ bicchiere di vino bianco e fallo evaporare. Unisci i pomodorini, il sale e il pepe nero. Cuoci a fiamma medio alta per almeno 5/ 6 minuti, togli il coperchio e cuoci per altri 2/ 3 minuti. Scola la pasta al dente e uniscila al condimento saltandola per alcuni minuti a fuoco vivo.

La nostra gamma

sfuso

Da non perdere Primi piatti Antipasti

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… Spesso sono persone che si occupano anche di altro, non solo di guerra: dei rifugiati e della loro vita nei campi, della fame e della miseria in Africa, di diritti umani, e non solo di sofferenza, ma di bellezza (ritraggono paesaggi meravigliosi, alcuni hanno passioni per i giochi dei bambini, per le madri, per gli animali, per la danza…).

Ma torno a un “teatro di guerra” e al suo racconto (mi ha sempre impressionato questa definizione). Cosa so in più della battaglia di Mosul nel 2017, forse appena terminata, oltre Jazz O Vintage bidonfashion grigio Pelle Precio Barato De Moda GM8Q2Pae4b
e qualche notizia in televisione o sul web? Le Alberto Fasciani Pumps Red farfetch rosso Mayor En Línea BmaF1NtHEr
di SERAFINI SPORT CALZATURE yoox marroni Sitio Oficial Barato mDIBGQVf
, i suoi sguardi mi avvicinano alle persone coinvolte, soldati, nemici, popolazioni inermi, bambini, donne, uomini, anziani che tentano di sopravvivere nell’orrore. Mi immedesimo come non potrei con nessun altro media/filtro. Sulla fotografia/immagine fissa, nei brevi video su Instagram (spesso realizzati con un suo drone) mi fermo e soffermo con occhi spalancati, rivolgo pensieri e incitazioni a quelle persone, allo stesso fotografo, perché ce la facciano, perché soffrano meno, perché non vengano travolti, perché si apra uno spazio di umanità, appena mostrato dallo sguardo del fotografo, a cui corrispondono quelli aperti dalle persone fotografate, spazi, tregue d’umanità sempre maggiori, pieni di compassione, speranza, nonostante tutto, e partecipazione, perfino per il nemico sospetto di simpatizzare per l’Isis, inginocchiato, legato, con gli occhi bendati (non posto questa immagine … è terribile e toccante… la trovate facilmente sul web).

fotografie Felipe Dana

Cosa mi resta? La meraviglia di avere la fortuna di vivere non in un “teatro” di guerra, e al tempo stesso il senso di colpa, ma anche la scoperta di sentirmi partecipe e attenta, con la voglia di pregare perché l’orrore finisca. Mi resta l’immedesimazione: immaginarmi lì, nei loro panni, mentre tento di fuggire e aiuto qualcuno a fuggire, facendogli coraggio, facendo attenzione, consolando e trovando consolazione negli sguardi altrui, anche lontani (saprei da che parte stare).

Cosa c’entra con la storia e con la public history tutto questo? C’entra a mio avviso: mi documento sul fotografo, anche sul suo privato, spesso rappresentato e mescolato al suo lavoro su Instagram, entro in contatto con lui e insieme a me tanti altri follower i cui commenti lui legge, a cui spesso risponde, mi documento sugli eventi che rappresenta, ascolto quello che riportano altri media, anche sul contesto storico-geografico, sulla storia dell’Iraq, dello stato islamico, della Siria, condivido quindi le immagini e le riflessioni con altri mediatori, commento anche io le foto di Felipe, che magari interagisce semplicemente con un “mi piace” al commento, mentre è lì. Medio anche io e narro, coinvolgendo altre persone sui social, ma … mi manca il contatto con le persone che subiscono gli eventi o forse no. Forse, essere riuscita a non volgere lo sguardo altrove, scegliendo di seguirli attraverso gli sguardi di Felipe che sono anche i loro, mi consente di entrare in contatto con loro e di sperimentare un modo diverso di sapere e conoscere gli eventi e di parteciparli.

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Allevamento del maiale allo stato brado
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La tecnica di allevamento all’aperto dei suini, nota all’estero con i termini outdoor e plein air, sidifferenzia dall’allevamento in porcilaia per l’impiego di ampie superfici di terreno recintate,all’interno delle quali i suini dispongono di zone funzionali predisposte e attrezzate perl’abbeverata, l’alimentazione e il riposo. Normalmente si utilizzano recinzioni, strutture e attrezzature di tipo mobile per agevolarne ilperiodico trasferimento sui diversi appezzamenti destinati all’allevamento. Caratteristica di questa forma d’allevamento, infatti, è la pratica di ruotare i recinti nell’ambito di unidoneo piano aziendale di avvicendamento colturale, finalizzato a massimizzare lo sfruttamentoagronomico dei nutrienti contenuti nelle deiezioni rilasciate dai suini sul terreno e a minimizzare, altempo stesso, i fenomeni di inquinamento delle acque superficiali e sotterranee, l’erosione del suolo e i danni alla vegetazione. Con questo sistema di allevamento è possibile limitare gli investimenti necessari per le porcilaiebiologiche, purché vi sia la disponibilità di superfici idonee e a basso costo (terreni marginali oscarsamente produttivi). Questa tecnica risulta di grande interesse per l’allevamento dei riproduttori, ma può essere estesaanche alle fasi di accrescimento e ingrasso. Organizzazione dei recinti La progettazione di un allevamento suinicolo all’aperto prevede innanzitutto la definizione dellesuperfici di terreno necessarie, con riferimento ai seguenti parametri: • numero di recinti e relative destinazioni per fase di allevamento; • numero e categorie di suini per ogni recinto; • superficie per capo da destinare a ciascuna categoria di suini in relazione alla fase produttiva ealle caratteristiche climatiche e pedologiche, ottemperando alle norme in vigore in materia diimpatto ambientale delle produzioni zootecniche. All’intero dei singoli recinti i suini devono disporre di: • un abbeveratoio; • una buca riempita di acqua o uno spruzzatore da azionare in continuo in estate durante le ore piùcalde del giorno; • una zona riparata dal sole, alberata o realizzata con reti ombreggianti sorrette da un’intelaiatura infissa nel terreno; • una zona di riposo riparata, costituita da strutture mobili (capannine), individuali o collettive, divario tipo e dimensione, in relazione alla fase di allevamento alla quale vengono destinate. Le attrezzature necessarie La tecnica di allevamento all’aperto si basa essenzialmente sull’impiego di recinzioni elettrificateper delimitare le aree a disposizione degli animali e di capannine mobili di varie forme edimensioni, secondo la fase di allevamento in cui devono essere utilizzate. Le recinzioni elettrificate permettono,con costi accettabili, di confinare gli animali in aree didimensioni adeguate e organizzate in base alle diverse fasi di allevamento e alle specificheesigenze gestionali dell’allevamento. La recinzione è costituita, di norma, da due ordini di filo posti a 250 e a 500-550 mm di altezza dalpiano di campagna, sorretti da picchetti della lunghezza di 1 m; ma nei recinti per scrofe ingestazione è sufficiente un unico ordine di filo installato a 400 mm d’altezza. Per i recinti destinatialla fase di maternità, invece, è possibile utilizzare tre ordini di filo, installati alle altezze di 150 mm, 300 mm e 500 mm, che meglio si adattano alla diversa taglia della scrofa e dei suinetti. Sulla recinzione è consigliabile la predisposizione di una banda in plastica forata di colore verde,del tipo usato nei cantieri edili, allo scopo di rendere più visibile la recinzione stessa e di associareil colore al dolore provocato dalla scossa elettrica, ottenendo, quindi,un maggiore rispetto dellarecinzione da parte dei suini. Per la movimentazione dei suini e dei mezzi meccanici si deve prevedere un accesso per ognirecinto; il sistema più comune è quello di utilizzare apposite molle collegate alla recinzione elettricae dotate di maniglie isolantiper la loro temporanea rimozione. Gli apparecchi elettrificatori necessari per fornire energia ai recinti sono di vario tipo e di diversapotenza; essi convertono l’energia elettrica in impulsi di brevissima durata e di elevatissimatensione, molto dolorosi, ma distanziati nel tempo, in modo che l’animale possa indietreggiaredopo aver ricevuto la scarica. Per quanto riguarda le capannine,sul mercato europeo ce n’è disponibile una vasta gamma consoluzioni differenti, sia per forma e dimensioni, sia per materiali costruttivi impiegati; questi ultimipossono essere il legno, in tavole o compensato, la lamiera d’acciaio zincata, la vetroresina e lematerie plastiche. Le capannine per la fase di maternità sono destinate a ospitare una sola scrofa con la nidiata e sono dotate, di norma di finestra per la ventilazione e di piccolo recinto esterno in corrispondenza dell’ingresso, per impedire l’uscita dei suinetti durante i primi giorni di vita. Normalmente le capannine di maternità sono prive di fondo e all’inizio di ogni ciclo devono essere riempite con abbondante lettiera di paglia (da 10 fino a 40 kg a seconda del clima), che viene trattenuta all’interno per mezzo di un apposito bordo. La paglia ha il duplice scopo di garantire agli animali un adeguato isolamento termico durante la stagione fredda e di offrire un substrato sufficientemente soffice per limitare i casi di schiacciamento dei suinetti da parte della scrofa. Le capannine per le fasi di gestazione e d’ingrasso sono realizzate, di norma, con soluzioni costruttive semplici ed economiche e sono dimensionate per ospitare gruppi di animali (5-7 scrofe, 10-20 suini all’ingrasso). Sul mercato vengono proposte capannine in vetroresina e in lamiera di acciaio zincata, con dimensioni che possono variare in funzione del numero di capi alloggiati. Una soluzione alternativa allecapannine è costituita dalla struttura denominata “tenda”, realizzata mediante l’impiego di teloplastico sorretto da una struttura tubolare a doppia falda di acciaio zincato, a sua volta fissata sudue pareti contrapposte costituite da una doppia fila di balle di paglia di forma prismatica ocilindrica. Le balle devono essere ancorate l’una all’altra e protette dai suini mediante reteelettrosaldata; i teli vengono tesi e fissati sulla struttura di sostegno, prevedendo ampi lembi per lacopertura delle pareti di paglia, onde evitare infiltrazioni di acqua piovana. Le capannine per la fase di svezzamento devonopresentare un buon grado di coibentazione del tetto edelle pareti; normalmente dispongono di mangiatoieinterne a tramoggia con rifornimento di mangimedall’esterno e di abbeveratoi a tazzetta o a succhiotto installati sul lato esterno. I principali modelli in commercio sono costituiti dastrutture a una falda o ad arco realizzate con pannelli dicompensato marino, con vetroresina oppure conpannelli sandwich di lamiera zincata coibentati con polistirene o poliuretano espanso. La capienza di ciascuna capannina dipende dalle sue dimensioni interne e, ovviamente, dal pesovivo finale dei soggetti ospitati; generalmente le dimensioni interne sono adatte a contenere da 20a 60 suinetti fino al peso di 20-35 kg. Nella maggior parte dei casi ogni capannina dispone di un recinto esterno a cielo aperto, disuperficie doppia rispetto a quella interna, delimitato da pannelli ciechi in legno o in lamierad’acciaio zincata; in alternativa si può prevedere un recinto molto più ampio di terreno inerbito,dimensionato con superfici di 25-30 m2/capo e delimitato con recinzione fissa o elettrificata a maglia quadrata del tipo di quella impiegata per gli ovini. L’impatto ambientale nella produzione Le norme vigenti disciplinano lo spandimento dei liquami e il carico di suini in riferimento all’allevamento intensivo e non a quello all’aperto. In ogni caso per ridurre il rischio d’inquinamento da nitrati e preservare la struttura del suolo occorre limitare la permanenza degli animali sullo stesso terreno e creare un buon cotico erboso, che influisce positivamente anche sul benessere degli animali. Gli allevamenti suinicoli “industriali” si caratterizzano per l’elevata concentrazione di capi in limitatesuperfici stabulative coperte e per il carico di bestiame molto elevato in rapporto alla Sau. Una taleorganizzazione degli allevamenti ha originato gravi problemi di impatto ambientale legatiprincipalmente ai rischi di inquinamento idrico connessi allo smaltimento di elevati volumi di liquamisuinicoli.Il superamento di tali problemi passa anche attraverso l’adozione di tecniche di stabulazione piùrispettose dell’ambiente tra cui l’allevamento su lettiera e l’allevamento all’aperto.Per quest’ultima tecnica risulta strategica l’analisi e la verifica sperimentale della sostenibilitàambientale, in particolare per le aree marginali del nostro Appennino per le quali tale tecnica vienesolitamente proposta. Ciò per acquisire le informazioni necessarie alla definizione dei criteri cui gliallevatori devono attenersi per garantire l’ecocompatibilità del sistema di allevamento all’aperto.Per questo appare importante un progetto di verifica delle condizioni di sostenibilità ambientaledell’allevamento suino brado e semibrado nell’Appennino emiliano-romagnolo, presentato dalCentro Ricerche Produzioni Animali nell’ambito della tornata di finanziamenti previsti per il 2004sulla legge 28/98 della Regione Emilia-Romagna.L’allevamento all’aperto, infatti, non comporta alcuna produzione di liquami ma richiede,comunque, il rispetto di un rapporto equilibrato tra superficie agricola aziendale e peso vivoallevato. A tale proposito le conoscenze scientifiche sono tuttora limitate e i risultati dei pochi studicondotti di recente in ambito internazionale non risultano trasferibili alla realtà territoriale eproduttiva dell’Emilia Romagna, caratterizzata dalla produzione di suino pesante. Per evitare equivoci, è necessario sottolineare, però, che allevamento dei suini all’aperto non èsinonimo di metodo di produzione biologica, anche se è vero che questa tecnica facilita l’adozionedel metodo biologico.La motivazione principale sta nel fatto che, nel caso in cui un allevatore intenda convertire unallevamento intensivo convenzionale alla produzione biologica, deve sostenere oneri molto forti,principalmente perché, a parità di capi allevati,deve ampliare notevolmente le superfici coperte acausa delle maggiori superfici unitarie minime di stabulazione richieste dal regolamento Ce1804/99 (Allegato VIII) che sono pressoché doppie rispetto a quelle previste dalle norme minimeper la protezione dei suini (decreti legislativi n. 534/92 e n. 53/04). Nell’allevamento all’aperto,invece, possono essere soddisfatte abbastanza agevolmente le condizioni relative al sistema di stabulazione, così come previsto dal citato regolamento e dalle relative norme d’attuazione(decreto ministeriale 4 agosto 2000, decreto ministeriale 29 marzo 2001 e per la Regione Emilia-Romagna la delibera della giunta regionale 5 maggio 2003 n. 794). Un vuoto normativo da colmare In materia d’impatto ambientale la tecnica d’allevamento dei suini all’aperto non è contemplata nédalla normativa nazionale (decreto legislativo n. 152 dell’11 maggio 1999, che ha recepito lacosiddetta direttiva “nitrati”) né dalla normativa vigente in Emilia Romagna (legge regionale 24aprile 1995, n. 50 e relative norme di attuazione), che disciplina soltanto lo spandimento sul suolodei liquami provenienti da insediamenti zootecnici senza prevedere norme specifiche relative alrilascio in continuo, per tutto l’arco dell’anno o del ciclo produttivo, delle deiezioni da parte deisuini stessi. Inoltre, nella definizione delle densità dei suini all’interno dei recinti di allevamento nonè propriamente corretto applicare agli allevamenti all’aperto i limiti di carico di suini per unità disuperficie agricola destinata allo spandimento, fissati dalla normativa per gli allevamenti intensivi,con riferimento a 170 kg di azoto per ettaro per anno (zona vulnerabile o aziende biologiche) e ai340 kg di azoto per ettaro per anno (zona non vulnerabile). Infatti tali limiti sono riferitiall’allevamento stabulato e alla relativa pratica di spandimento frazionato, nel corso dell’anno, diliquami precedentemente stoccati e maturati in azienda mentre nell’allevamento all’aperto ledeiezioni sono rilasciate fresche e in continuo, per tutto l’arco dell’anno o del ciclo produttivo;pertanto, essendo diverse le qualità dei reflui distribuiti sul suolo e le loro modalità di distribuzione,si ritiene che altrettanto diversi possano essere nei due sistemi di allevamento i fenomeni didegradazione, di adsorbimento e di trasporto nel suolo dei nutrienti contenuti nelle deiezioni e, inparticolare, dell’azoto in forma nitrica.La permanenza di un vuoto normativo per gli allevamenti all’aperto può comportare seri problemid’interpretazione e di applicazione delle norme da parte degli organismi di controllo (Arpa, Asl,Corpo Forestale, ecc.) con il rischio per gli allevatori di incontrare difficoltà nell’ottenimento delrilascio delle autorizzazioni necessarie per la normale conduzione dell’attività zootecnica.L’acquisizione di dati sperimentali è quindi utile anche per gli organismi legiferanti in materiad’impatto ambientale degli allevamenti zootecnici, affinché in futuro si possa giungere ad emanarenorme specifiche per l’allevamento all’aperto dei suini. Carichi e pascolo brado L’allevamento all’aperto comporta, comunque, la necessità di prevedere un rapporto equilibrato trasuperficie agricola aziendale e peso vivo allevato. A livello orientativo si possono indicare lesuperfici minime unitarie, tratte dalla bibliografia internazionale,da considerare per ildimensionamento dei recinti in base alle diverse fasi d’allevamento (tabella alla pagina precedente). I principali limiti a questa forma di allevamento sono rappresentati dai fattori pedo-climatici. Ilterreno non deve essere eccessivamente pesante ma, al contrario, deve essere strutturato inmodo tale da permettere un efficace allontanamento delle acque meteoriche evitando i ristagniidrici; ciò al fine di garantire agli animali condizioni di benessere accettabili dal punto di vista igrotermico e di consentire in ogni stagione dell’anno la percorribilità delle vie di transito. Un aspetto particolare dell’allevamento all’aperto riguarda l’analisi e la verifica della sostenibilitàambientale dell’allevamento brado in aree boschive e marginali; scopo principale è individuare i motivi di opportunità del pascolo brado, sia quelli attivi (effetti positivi sugli ecosistemi per il rimescolamento degli strati superficiali, l’apporto di sostanza organica, la riattivazione di catene trofiche utili alla fauna selvatica, ecc.) che passivi (utilizzazione di risorse alimentari come specievegetali erbacee, frutti spontanei, microfauna, ecc.), e di definirne i limiti di compatibilità esostenibilità al fine di evitare danni agli ecosistemi. Un’analisi di questo tipo si dovrebbe proporre didefinire i limiti di compatibilità e sostenibilità in osservanza dei provvedimenti normativi per i terreni pascolivi (art. 67, 68, 69 delle Prescrizioni di Massima e Polizia Forestale, delibera della giuntaregionale 31 maggio 1995 n. 182) e dei riferimenti specifici in materia d’impatto ambientaledell’attività zootecnica, al fine di predisporre una razionale gestione del bosco in funzione delpascolo e di impedire pertanto danni agli ecosistemi. A protezione del suolo Per limitare i rischi d’inquinamento da nitrati e garantire il mantenimento della struttura del suolo, ènecessario che i suini permangano sullo stesso terreno per un periodo non superiore a due anninei settori di riproduzione e di svezzamento e a un anno o alla durata di un unico ciclo (peresempio, da 25-30 kg a 130-150 kg) nei settori di accrescimento e ingrasso. La limitata permanenza dei suini sullo stesso terreno ha anche la funzione igienicosanitaria di contenere ladiffusione delle parassitosi. In ogni caso la presenza di cotico erboso nei recinti d’allevamentoriduce i rischi di lisciviazione e d’infiltrazione dei nitrati nel terreno; inoltre la copertura vegetale delterreno sembra influire positivamente anche sul benessere degli animali e, in particolare, sulle prestazioni produttive delle scrofe.Nei recinti il prato deve essere seminato l’annata precedente quella d’immissione dei suini, utilizzando varietà di graminacee caratterizzate da rapido sviluppo vegetativo e da un buonadattamento alle condizioni pedologiche e climatiche; di norma il prato è seminato in autunno perprocedere all’immissione dei suini a metà della primavera successiva, generalmente dopo avereeffettuato un primo taglio. Per favorire la conservazione della copertura vegetale durante il periododi allevamento occorre evitare un eccessivo calpestio del suolo, adottando carichi di animali perunità di superficie sufficientemente bassi, in relazione alle caratteristiche del terreno. Dimensioni minime dei recinti per l’allevamento di suini all’aperto Categoria Superficie unitaria (m2/capo) Scrofe in maternità 300-500 Suini riproduttori in fecondazione e in gestazione 400-600 Suinetti in svezzamento 25-50 Suini in accrescimento e ingrasso 60-200

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